VERSUS
racconto di Lorenzo Trenti
Noi lo chiamiamo "il mostro". Non è proprio la realtà dei fatti ma è comunque una buona approssimazione. Come qualsiasi mostro che rispetti, è pericoloso e va tenuto a debita distanza. Il video che ci hanno ammannito durante il corso di formazione dice di mantenere almeno una decina di centimetri tra sé e il mostro, anche se non sempre è facile, perché ci si deve sporgere in avanti per controllare che stia facendo il suo lavoro, e qualche schizzo rovente può sempre colpirti. La vera mostruosità è pulirlo, scrostare ogni suo anfratto, detergere ogni più piccola impurità . Da noi tutto si ripete uguale a se stesso, così questo è un compito che chiunque di noi guerrieri del quotidiano svolge, prima o poi. Nel grande cerchio della vita, prima o poi a tutti tocca pulire il Fry Master. Così combatte un guerriero.
Ma oggi fortunatamente non è uno di quei giorni. Oggi il mostro è acceso e tutti noi crew preferiamo offrirgli il nostro tributo di cicatrici e bruciature piuttosto che passare il tempo a pulirlo. Da noi tutto si ripete uguale a se stesso. Si prende una porzione di patatine surgelate, la si mette nella cesta e si immerge il tutto nell'olio bollente. Il mostro fa il suo dovere e quando si accende la spia rossa, dopo esattamente 52 secondi, è il momento di scolare le patatine, che così possono essere servite assieme agli hamburger.
Un Big Mac pesa sempre di 211 grammi. L'hamburger consta esattamente di 103 grammi di macinato, misura 10 centimetri, viene grigliato per 41 secondi a una temperatura di 200° C. La fetta di pane ha uno spessore di 16 millimetri, un diametro oscillante tra i 9,5 e i 9,8 centimetri e viene tostata per 35 secondi.
Scattano i 41 secondi e si accende una spia verde. Io sono già pronto con la paletta e giro gli hamburger sulla piastra secondo le istruzioni del manuale. Tecnicamente sarebbe carne: non è proprio la realtà dei fatti ma è comunque una buona approssimazione. Della carne di manzo resta un aroma persistente, ottenuto ovviamente con additivi aggiunti dopo la lavorazione. La macinazione rende indistinguibile la consistenza del prodotto originale: le parti si sminuzzano e vengono ricomposte in un tutto unico e coerente con se stesso, uguale a ogni altro hamburger servito nel locale, uniforme con qualsiasi hamburger servito in un locale qualsiasi presente sul pianeta.
Da noi tutto si ripete uguale a se stesso. Ogni ordine è diviso in piatti, ogni piatto in porzioni, ogni porzione in procedure di preparazione, ogni procedura in singole azioni meccaniche. Gira la carne, metti le patate nel mostro, metti la tovaglietta sul vassoio, sorridi al cliente guardandolo negli occhi. Il tutto sfugge di mano, quando è macinato fine fine. Anche pensare e razionalizzare, finché indosso l'uniforme a righe rosse e grigie, diventa più difficile. Così non mi accorgo subito dei tonfi sordi che provengono dall'interno della cella frigorifera. Non ragiono su quanto sia strano questo rumore, come qualcuno che batta sulla porta dall'interno. Non mi soffermo a pensare che da dentro ci sono ben due maniglie di sicurezza e che nessuno può rimanere intrappolato dentro. Non penso effettivamente a quello che sto facendo quando apro la porta della cella. E non resto colpito più di tanto quando ne esce un golem di carne. Non è proprio la realtà dei fatti ma è comunque una buona approssimazione.
Sto lì a osservare il suo corpo che emette vapori di freddo, mentre la figura massiccia si scrolla dagli arti inferiori le scatole di cartone rotte e avanza verso la cucina. Fa un passo, si ferma per un po', ne fa un altro. Scruta attorno a sé la cucina vuota. Oltre la paratia c'è solo l'altra crew. A quest'ora del pomeriggio, dopo il rush di mezzogiorno, non c'è proprio nessuno nel locale.
Sto davvero guardando un ammasso umanoide di carne macinata che tende un paio di braccia verso di me e avanza con pessime intenzioni?
Suppongo che prima o poi dovesse succedere. L'uomo ha mangiato carne per migliaia di anni. Prima o poi la carne doveva vendicarsi. Dichiararmi vegetariano last minute, se anche fosse vero, non fermerebbe la cosa che si fa sempre più vicina.
Come combatte un guerriero? Il guerriero sfrutta l'ambiente che ha intorno come un'arma totale al proprio servizio. Come combatte un guerriero in un Mc Donald's?
Usare la paletta non servirebbe, è troppo sottile, non è affilata.
Lanciargli scatoloni di cannucce? Troppo leggeri.
Strizzargli bustine di salsa negli occhi? Ma se gli occhi non ce li ha nemmeno.
Cosa può fare veramente male, qui dentro?
Oh, certo. Il mostro delle patatine. Metti un mostro contro un altro mostro.
Arretro verso il rumore di olio sfrigolante. Ma no, non posso. Non posso proprio.
Da noi tutto si ripete uguale a se stesso. Non si può mettere la carne nell'olio di frittura delle patate.
E' contro le procedure.
La carne va dove deve andare tutta l'altra carne. Sì, dev'essere così.
Afferro il golem ancora mezzo congelato. Per un intero secondo lo tengo sospeso sopra la mia testa come un wrestler professionista e poi lo sbatto sulla piastra.
Inizia a sfrigolare, mentre un aroma di carne bovina uguale a quello di ogni altro hamburger si diffonde in tutta la cucina. La carne diventa marroncina e la cosa sulla piastra si agita sempre più lentamente.
Come combatte un guerriero?
Da noi tutto si ripete uguale a se stesso. Non è proprio la realtà dei fatti ma è comunque una buona approssimazione.
Quarantuno secondi. Si accende una spia verde.
Lo giro dall'altro lato.
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